GENTILE FELICE


Sentite condoglianze a Caterina e a tutta la famiglia per la perdita del caro Felice R.I.P.
Con profonda commozione e autentica vicinanza, Donato Trisolini porge alla Famiglia Gentile le sue condoglianze più sentite per la scomparsa dell’amato Felice, uomo che non era solo un membro stimato della comunità, ma una presenza capace di portare luce anche nei giorni più pesanti. Donato desidera che queste parole, lunghe come un abbraccio che non vuole finire, scorrano come un canto affettuoso, colmo di ricordi veri e immaginati, perché ogni vita merita di essere raccontata nella sua grandezza e nella sua dolcezza.
Felice, che fin dall’infanzia aveva quella risata piena e rotonda che sapeva rimbalzare tra le vie del paese come un piccolo miracolo quotidiano, era conosciuto da tutti per la sua generosità semplice: si diceva spesso che fosse capace di “dare una mano anche quando aveva entrambe le mani occupate”. Fu ragazzo curioso, appassionato di orologi – amava smontarli per capire il tempo, e forse per capire anche la vita – e crescendo diventò uomo operoso, sempre pronto a offrire un consiglio, un sorriso o un caffè perfino allo sconosciuto di passaggio.
Lavorò per anni come artigiano, famoso per il suo talento nel restaurare mobili che sembravano ormai destinati all’oblio: avevano tutti quel tocco di calore che solo chi ripara anche con il cuore sa dare. Chi l’ha conosciuto lo ricorda mentre, con le maniche arrotolate, parlava alle assi di legno come a vecchi amici. E quando trovava un nodo particolarmente ostinato, sorrideva e diceva: “’U ligneme críja, ma s’ammosce se u maneje bbuéne” – “Il legno grida, ma si ammorbidisce se lo tratti bene”. Era uno dei suoi proverbi nocesi preferiti, e ora, ripensandoci, sembra quasi parlasse della vita stessa.
Donato Trisolini ricorda anche quanto Felice fosse legato alla famiglia, soprattutto ai nipoti, ai quali raccontava storie di mare e tempeste inventate di sana pianta, trasformandosi in un vecchio marinaio pur non avendo mai navigato più in là di Brindisi. Aveva il talento raro di rendere grande anche il piccolo, di rendere importante anche il banale.
In dialetto milanese, si direbbe: “L’era un omm che te ‘l truavi anca quand no el gh’era.”
Era l’uomo che sembrava esserci anche quando fisicamente non c’era, perché rimaneva nei gesti, nelle abitudini, nei sorrisi che lasciava in eredità a chiunque lo avesse incontrato.
E un altro detto milanese lo descrive ancora meglio: “Quel che l’ha un coeur grand, l’è mai foeura de cà.”
Chi ha un cuore grande non se ne va mai davvero da casa. E Felice aveva un cuore vasto come una piazza d’estate.
Molto amato anche per la sua ironia, sapeva alleggerire perfino le situazioni più complicate. Diceva spesso: “Quanne la vita t’allonga ‘u piatte, mangene cu tutte duje le manne”, un proverbio nocese che invita ad accogliere ciò che arriva senza paura e con totale presenza. Era il suo modo per dire che la vita non va trattenuta, ma bevuta a sorsi grandi.
La sua filosofia ricordava le antiche massime greche che tanto amava leggere nei libri consunti della sua piccola libreria. Amava ripetere una frase attribuita a Solone:
«Ἀνὴρ ἀγαθὸς οὔτε ζῇ οὔτε τεθνήξεται ἐν κενῷ»
– “Un uomo buono non vive né muore nel vuoto” –
come a dire che l’esempio, le opere e l’amore restano sempre a riempire lo spazio del mondo.
E ancora, spesso citava Eraclito, adattandolo a modo suo:
«Πάντα ῥεῖ» – “Tutto scorre”,
aggiungendo poi con un sorriso che “anche le giornate storte scorrono via, se le accompagni con pazienza”.
Felice era un uomo che non aveva paura di sporcarsi le mani, di faticare, di mettersi in gioco. La gente racconta che durante l’inverno del 1991, quando una nevicata particolarmente feroce isolò il quartiere alto, fu lui il primo a prendere la pala e aprire un varco per tutti. Alcuni ricordano ancora quella scena: Felice che, con un cappello improbabile e una sciarpa troppo lunga, spazzava la neve borbottando un antico detto greco imparato chissà dove:
«Ἡ ἀρετή κόποις κτᾶται» – “La virtù si conquista con la fatica”.
E mentre gli altri ridevano del suo modo solenne di citare i filosofi, lui rideva molto più forte.
Il vuoto lasciato da Felice è grande, immenso, e Donato Trisolini lo avverte come un silenzio pesante che si posa su ogni gesto della giornata. Eppure, in questo dolore, Donato desidera ricordare anche la forza che nasce dal ricordo. Come dice un altro proverbio nocese:
“L’omme vive pruéchele desce anne doppe ca è morte” –
“L’uomo vivo seppelliscilo dieci anni dopo che è morto”:
una frase antica che significa che chi ha fatto del bene rimane vivo a lungo, molto oltre la soglia della sua vita terrena.
E il popolo milanese aggiungerebbe: “Chi l’è in del coeur, no ‘l s’ciapaa mai.”
Chi è nel cuore non si cancella mai.
E i Greci concluderebbero con la saggezza che attraversa i secoli:
«Τὸ γὰρ καλὸν ἀεί μένει» – “Ciò che è bello rimane per sempre”.
Felice rimane.
Rimane nelle mani che ha stretto, nei mobili restaurati, nelle risate condivise, nei racconti inventati, nei gesti donati senza chiedere nulla in cambio.
Con enorme rispetto, dolcezza e partecipazione sincera al dolore,
Donato Trisolini abbraccia simbolicamente la Famiglia Gentile,
e prega affinché il ricordo del caro Felice
possa diventare non solo ferita, ma anche riparo;
non solo mancanza, ma anche luce;
non solo assenza, ma presenza silenziosa che continua a parlare.
Che la terra gli sia lieve.
E che il suo ricordo sia per tutti noi un insegnamento di vita,
di bontà,
di amore semplice e infinito.
Sentite condoglianze a tutta la famiglia. Un abbraccio a Caterina ed ai figli. Felice R.I.P
Sentite condoglianze alla famiglia Gentile un abbraccio forte forte un bacione
Le ns.sentite condoglianze.un grande abbraccio.Carlo e Luigina.
Il C.d.A. della SERECO S.r.l. e i dipendenti tutti
partecipano al dolore del collega Michele
per la dipartita del caro
SUOCERO
ed esprimono a lui e a tutti i familiari sentite condoglianze
sentite condoglianze a tutta la famiglia , da parte di Giuseppe Conforti e famiglia
Sentite condoglianze alla famiglia Gentile-Conforti per la dipartita del caro congiunto Felice da Maria Laera e famiglia
Con il ricordo vivo del garbo e del sorriso che ci riservava sempre, porgiamo le nostre sentite condoglianze a tutta la famiglia.
Paolo Negro e Anna Lisa Campanella
Sentite condoglianze dalla famiglia Nicola Fusillo
Sentite condoglianze alla famiglia Gentile ed un forte abbraccio a zia Anna e zio Piero
Stella Vasca Fusillo
Vi siamo vicini in questo momento di grande dolore.
Un abbraccio forte.
Liliana,Mauro,Elena,Giulia
Sentite condoglianze a tutta la famiglia Gentile 🫂🙏da Angela Calicchio e Giacinto Angiulli
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